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18 febbraio 2022

Il tribunale di Roma ferma la radiazione delle tre iscritte all’Ordine degli Psicologi del Lazio. La loro colpa? Aver partecipato al tavolo UNI sui counselor

La soddisfazione della presidente Falaschi: contenti per la nostra Claudia Montanari

Roma, 18/02/2022. Il tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato dalle tre iscritte all’ordine degli psicologi del Lazio che erano state radiate per aver partecipato al tavolo UNI sui counselor. Tra queste la d.ssa Claudia Montanari del comitato scientifico di REICO. Secondo il tribunale, la partecipazione non configura la grave condotta contestata dall’Ordine. Come si legge anche nella sentenza, il counselor è una professione non organizzata in ordini e collegi disciplinata dalla legge 4/2013 e quindi riconosciuta dall’ordinamento italiano. Grande soddisfazione da parte di REICO con l’auspicio che questa pronuncia possa portare a un cambio di narrativa sulle professioni in Italia e che elimini definitivamente logiche oligarchiche che ancora oggi strozzano il mercato nazionale.

“Siamo molto soddisfatti per la decisione del tribunale”, le parole della presidente REICO Maria Cristina Falaschi, “ed esprimiamo grande solidarietà alle tre ricorrenti, che sin dall’inizio hanno avuto tutto il nostro appoggio. Siamo particolarmente contenti per la nostra Claudia Montanari, di cui conosciamo e apprezziamo da sempre la grande correttezza e professionalità. Avevamo già avuto modo di denunciare l’opera di retroguardia messa in atto dall’Ordine degli Psicologi del Lazio, guidata da logiche corporativistiche. Oggi, non ci interessa aizzare ulteriori discussioni, quanto piuttosto impostare una nuova narrativa, basata sul rispetto delle leggi presenti nell’ordinamento italiano, che già riconoscono la legittimità della nostra professione”.

Il counselor è un professionista che rientra nell’ambito della legge 4/2013. Gli iscritti a REICO, associazione riconosciuta proprio ai sensi della legge 4/2013 e iscritta negli elenchi del Mise, hanno precisi obblighi di formazione, devono rispettare regolamenti e codice deontologico. Il tutto per tutelare appieno l’interesse della clientela, che è debitamente informata in maniera trasparente della tipologia di attività che il professionista svolge. “Da parte nostra”, continua la presidente Falaschi, “non ci sono mai state invasioni di campo. Sappiamo bene quali siano i nostri confini e, come detto più e più volte, la sfera sanitaria non è il nostro ambito di applicazione né siamo interessati che lo diventi”.

Tra le contestazioni sollevate in questa diatriba, spesso viene citata la legge Lorenzin (legge 3/2018), nella quale viene affermato, in sintesi, il divieto di applicare la legge 4/2013 alle attività sanitarie. Il testo, tuttavia, non specifica il significato della parola sanitaria, elencando solamente le professioni che lo Stato ritiene tali. Paradossalmente, quindi, i dubbi sulla possibile coincidenza tra le due professioni sono chiariti dalla legge stessa, la quale inserisce l’attività di psicologo tra quelle sanitarie senza dire nulla del counseling. “Come dire”, conclude la presidente Falaschi, “che gli psicologi svolgono un’attività sanitaria, mentre per tutto quello che non è sanitario, in quanto libero, può essere svolto da altri professionisti, quindi anche dai counselor. L’Italia non può più permettersi comportamenti ostruzionistici anticoncorrenziali, completamente disallineati dai regolamenti europei e dalla realtà internazionale, figli di una mentalità vecchia, superata, non più in linea con la realtà che viviamo tutti i giorni. È ora di cambiare e di farlo subito”.

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