All’indomani del ddl che riconosce la figura del caregiver, rilanciata la proposta dei counselor per garantire ai caregiver spazi di ascolto e prevenzione del burnout: “Serve loro un supporto emotivo reale e concreto, uno spazio dove poter elaborare una scelta, spesso obbligata, che li vede sacrificarsi per il bene di qualcun altro”, afferma il presidente di REICO, Maria Cristina Falaschi…
Da ieri l’impegno di milioni di italiani che ogni giorno accudiscono i propri cari ha finalmente anche un riconoscimento giuridico: il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sul caregiver familiare, voluto e promosso dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, già annunciato dalla Premier Giorgia Meloni a inizio anno. Il disegno di legge di bilancio 2026-2028 prevede uno stanziamento di 257 milioni di euro annui dal 2027, destinati a sostenere economicamente gli aventi diritto. Per il 2026 sono invece previsti 1,15 milioni di euro per la costruzione della piattaforma INPS, dalla quale partiranno poi i contributi.
Sostenere chi cura: la visione di REICO
Per Maria Cristina Falaschi, presidente di REICO – Associazione professionale di Counseling, il riconoscimento normativo rappresenta un primo tassello, fondamentale ma non sufficiente: “Nel 2026 non basta inquadrare giuridicamente il caregiver. È una persona che, oltre ad affrontare il ginepraio burocratico che riguarda la vita del paziente, sta a contatto con la sua fragilità quotidianamente e proprio per questo, a sua volta, ha bisogno di essere sostenuta umanamente. Serve insomma un supporto emotivo, uno spazio dove poter elaborare una scelta, spesso obbligata, che li vede sacrificarsi per il bene di qualcun altro. E nella maggior parte dei casi, si tratta di donne che rinunciando alla realizzazione del sé professionale, si trovano a indebolire la loro posizione sociale e quella economica, che per il Paese si traduce in una perdita in termini di occupazione ed empowerment femminile”.
Il network del benessere emotivo
In Italia si contanto oltre 8,5 milioni di caregiver familiari, secondo l’Osservatorio Nazionale delle Politiche Sociali: prevalentemente donne che assistono genitori anziani, figli disabili o partner malati cronici spesso in silenzio e con poche tutele. Un vero e proprio esercito di persone che necessita di un network del benessere emotivo che coinvolga e metta a sistema tutti i professionisti, dagli operatori sanitari ai counselor. “Per sostenere i caregiver non si tratta solo di dare supporto psicologico – spiega Falaschi – occorre investire sulla qualità della loro vita. Il burnout di un caregiver familiare ha un effetto domino su tre nuclei: travolge la sua famiglia, quella dell’assistito e quella di chi ne deve prendere il posto.
Formazione e futuro del welfare
REICO, che da anni promuove standard rigorosi per la formazione dei counselor, chiede l’inserimento della figura del counselor come parte integrante delle politiche di welfare. “Il futuro del welfare – afferma Falaschi – è nel fare network tra operatori sanitari e professionisti del benessere. Il sistema sanitario nazionale non riesce a garantire i servizi di cura, figuriamoci se riesce ad occuparsi dei caregiver! Occorre cambiare mentalità per affrontare i bisogni e le necessità di chi deve affrontare periodi di vita in condizioni di non autosufficienza.”
Oggi “aiutare chi cura” non è più uno slogan, ma un principio etico, sociale e – da oggi – anche istituzionale. Un passo decisivo verso una società più empatica, consapevole e solidale.
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